Volantino Natura Sì - 1.1.2020 - 29.2.2020 - pagina 17 - NON È PIÙ VALIDO

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Volantino Natura Sì - 1.1.2020 - 29.2.2020 - Prodotti in offerta - farfalle, collare, albero, Dell. Pagina 17.
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ECOPENSIERI dei processi di desertificazione e sali- nificazione dei suoli; incremento della temperatura e dell'acidità di mari e laghi; diminuzione della disponibilità generale di acqua dolce e soprattut- to di acqua potabile; aumento dei fenomeni di instabilità idrogeologica e seguito di tali processi (e quindi au- mento di frane, alluvioni, scioglimen- to ghiacciai, crolli in montagna, ecc.), moria di alberi e perdita di biodiver- sità naturale ed agraria; pesanti per- dite e riduzione dei raccolti agricoli; aumento di eventi-shock come grandi incendi, eruzioni e attività sismica, anche in aree oggi ritenute sicure. Tutto ciò avverrà anche in Europa e in Italia, ovviamente con differenti gradi di intensità e in tempi diversi: gli studi dell'Agenzia Europea per l'Ambiente individuano il bacino del Mediterra- La risposta di piante e animali ai cambiamenti climatici in corso I cambiamenti climatici stanno provocando una serie di mutamenti, in parte adattativi ma anche complessivi, tra gli ecosistemi e le popolazioni di piante ed animali che abitano il nostro Paese. Limitandoci ai soli habitat terrestri, tra gli effetti più evidenti si registrano alterazioni delle tempistiche di eventi naturali ciclici, come l'anticipazione nella fenologia delle piante (es. i tempi di fioritura o di fruttificazione) e un cambiamento nelle migrazioni primaverili degli uccelli, con conseguente rischio di un rapido sfasamento delle fasi di nidificazione rispetto alla disponibilità di risorse alimentari. Questo è un problema che sta interessando direttamente anche molti insetti utili, che sempre più spesso non trovano le fioriture necessarie proprio nel momento clou della loro stagione riproduttiva. In generale, gli animali (ma anche le piante) possono reagire a un cambiamento climatico in tre modi: spostandosi, adattandosi o estinguendosi. Molte specie si stanno spostando e questo spostamento verso i poli (trasgressione longitudinale) e verso quote più elevate (trasgressione altitudinale) di diverse specie vegetali e animali rappresenta forse l'impatto più manifesto dei cambiamenti climatici sulla biodiversità naturale. neo come una delle aree più fragili e più esposte a tali impatti dell'intero Vecchio Continente. È ora di agire! Qui non stiamo facendo le cassan- dre o i porta-sfortuna, ma vogliamo affrontare un quadro che, indipen- dentemente dalla questione del "di chi è la colpa" (anche se in realtà lo sappiamo benissimo), si basa sulla disponibilità di decenni di dati scien- tifici raccolti. Ormai non ci interessa A ogni grado centigrado d'aumento della temperatura media dell'atmosfera deriva una migrazione ecologica a quote più elevate di 125 metri circa e verso i poli di 125 km, alla ricerca di condizioni climatiche più adatte. fenomeno anche in Italia, sulle Alpi, mentre sia negli ecosistemi alpini sia in quelli mediterranei l'espansione degli arbusti a scapito di alberi è destinata a proseguire nel prossimo futuro. Ciò comporta anche l'intensificarsi di processi di isolamento, con conseguente impoverimento delle diversità genetiche e, quindi, aumento del pericolo di estinzione, soprattutto per quelle specie che presentano popolazioni ridotte e isolate tra loro, come il Rododendro ferruggineo (Rhododendron ferrugineum) o l'Abete bianco (Abies alba). Peraltro, il riscaldamento climatico non è sempre un fattore limitante ma, al contrario, consente la naturale espansione verso Nord e verso quote maggiori di specie termofile e la stabilizzazione o addirittura nuovi ingressi di specie esotiche. Per esempio, tra le prime segnaliamo il colorato Gruccione (Merops apiaster), ma anche l'Istrice (Hystrix cristata), che ha ormai valicato il Po e dalle aree collinari dell'Appennino centrale è entrato nella Pianura padana. Tra le numerosissime specie "aliene" che, invece, stanno approfittando di un clima sempre più caldo ricordiamo addirittura diverse specie di pappagalli, come il Parrocchetto monaco (Myiopsitta monachus) ed il Parrocchetto dal collare (Psittacula krameri). Mentre tra le farfalle vale la pena citare il caso della Licenide dei gerani (Cacyreus marshalli), specie originaria dell'Africa meridionale e le cui larve si nutrono appunto dei fiori tanto amati dagli italiani. Insomma, un panorama in forte evoluzione che produrrà notevoli cambiamenti. sta osservando tale più cercare di convincere dei cam- biamenti climatici in atto e del loro rapporto con le attività antropiche: si tratta di agire! È ora di cominciare a guardare in faccia la realtà, senza chiudere gli occhi o fuggire, dal momento che affrontare il pericolo (i cambiamenti in atto e le loro conseguenze) è il primo modo per ridurne gli effetti. E prima lo facciamo e maggiori sono le probabilità di buoni risultati. Infatti, molto ancora si può fare, soprattutto se si agisce in una logica di sistema e con strategie in grado di innescare effetti virtuosi. di Armando Gariboldi naturalista, agrotecnico e divulgatore scientifico autore del blognatureinaction.it 17

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