Volantino Alitalia dal 1 al 29 febbraio 2020 - pagina 68 - NON È PIÙ VALIDO

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Volantino Alitalia - 1/2/2020 - 29/2/2020. Pagina 68.
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GETTY IMAGES GreatBeauty Julio Velasco CHI È? Allenatore e dirigente sportivo, Julio Velasco è nato a La Plata in Argentina, nel 2005 è entrato nella Hall of Fame del Volley. Ha la cittadinanza italiana. Julio Velasco was born in La Plata, Argentina. Italian citizen since 1992, Velasco was included in the Volleyball Hall of Fame in 2005 MAI GUARDARE INDIETRO Parola dell’allenatore che ha reso grande il volley azzurro. Oggi insegna e cura la crescita dei pallavolisti del futuro, anche osservando con severità i vizi e le debolezze italiane TESTO Filippo Nassetti Detesta essere identificato come un guru, un maître à penser, ma in Italia è esistita una pallavolo prima di lui e una dopo di lui. Julio Velasco doppia cittadinanza argentina e italiana, allenatore di cinque nazionali (Italia, Repubblica Ceca, Spagna, Iran e Argentina), rappresenta un punto di riferimento per parlare di sport andando oltre lo sport. Oggi come direttore tecnico della Federazione coordina le tre nazionali italiane giovanili (Under 21, Under 19 e Under 17) muovendosi lungo tutta la Penisola senza sentimenti di nostalgia verso il passato agonistico. «Quando prendo una decisione non guardo più indietro e poi adoro insegnare». Ha una naturale propensione per la didattica? «Forse perché mia madre era un’insegnante. Anche se mi ammoniva sempre a non seguire la sua strada». Perché? «Perché si guadagnava poco e lei, vedova, con tre figli maschi ha dovuto faticare». Ripensa mai a come sarebbe stata la sua vita da professore di filosofia? 68 _ ULISSE _ febbraio 2020 «Simile a quella di molti amici a La Plata. Non avrei probabilmente girato il mondo, anche se ne avevo il desiderio». Come vedeva l’Italia allora? «L’Argentina è un paese nato dall’immigrazione, mia nonna veniva da Camogli. Vedevo gli italiani come gente tosta. Nei giorni di festa se serviva qualcosa mia madre mi diceva vai dai “tani” che loro sono sempre aperti». Venendo in Italia ha trovato conferma a questa impressione? «In parte sì, anche se ho riscontrato un’eccessiva propensione a lamentarsi. Anche nello sport. Io dico ai miei ragazzi che non ci manca nulla. Se non otteniamo risultati è colpa nostra e di nessun altro». Il suo principio di sconfiggere la cultura degli alibi? «Non è un principio, ma un atto pratico. L’alibi ti toglie la possibilità di migliorare. I ragazzi a esempio imparano a usare il cellulare attraverso prove ed errori, con il feedback. Nessun ragazzo, quando non funziona il cellulare, pensa che il telefono sia stato fatto male. Sanno benissimo di aver sbagliato, quindi provano in un altro modo. Per quello imparano così velocemente». ULISSE _ febbraio 2020 _ 69

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